giovedì 1 ottobre 2009

FIORE DI LOTO BATTE PANZER 1 A 0

Che fine ha fatto l’auto a idrogeno? Se lo chiedono un po’ tutti. Dopo anni di martellante campagna mediatica da parte di costruttori, centri ricerca e giornali di mezzo mondo, pare che oggi la lancetta dell’idrogeno sia entrata in riserva. Soprattutto se a dirlo è il responsabile R&S della casa che più di ogni altra aveva investito in questa tecnologia, non senza una malcelata presunzione di primato nell’avanguardia tecnologica. Klaus Draeger, in una intervista su Repubblica Affari e Finanza, circoscrive il problema, ipotizzando che tra idrogeno ed elettricità sia iniziata una competizione per definire il carburante del futuro. BMW, infatti, si è presentata a Francoforte con 2 prototipi, la berlina Serie 7 e il SUV X6 Active Hybrid, che si allineano con la tendenza mondiale dell’alimentazione ibrida (motore a combustione interna + motore elettrico), già varata e sperimentata con successo dai costruttori giapponesi. E mentre il responsabile del marchio bavarese tiene aperta la porta all’idrogeno, probabilmente per evitare di confessare il vistoso smacco subito sul piano della ricerca, le altre case automobilistiche non ci investono più un euro, forti della convinzione che l’elettrico con ricarica plug-in (cioè dalla presa della corrente) sia prossimo alla realtà. Il grosso degli investimenti si sta dirigendo su autonomia, efficienza e affidabilità delle batterie al litio, oltre alla creazione di una capillare rete di distribuzione. BMW corre ai ripari, conscia del ritardo accumulato rispetto ai concorrenti nipponici nel vano tentativo di inseguire una soluzione al momento costosa ed inefficiente come l’idrogeno per motori a combustione interna. Lo smantellamento del distributore di idrogeno aperto pochi anni fa a Milano è il simbolo della scarsa lungimiranza dei vertici bavaresi. L’ipotesi dell’idrogeno pare definitivamente affondata proprio a causa dei suoi evidenti limiti tecnici: dalla difficoltà nello stoccaggio e trasporto (estremamente infiammabile), al complicato processo di produzione che prevede l’estrazione a partire da prodotti petroliferi (vanificando il presupposto di efficienza energetica alla base di tutta l’operazione).
Intanto Draeger ufficializza il dietrofront di Monaco e presenta i prototipi con soluzioni per “zero emissioni e libertà dal petrolio”. Ricordiamo al signor Draeger che comunque l’energia elettrica necessaria per muovere le oltre 2 tonnellate della berlina teutonica viene prodotta per la maggior parte da combustibili fossili. Lontani dall’affrancarci dalle risorse petrolifere preferiamo guardare con interesse le proposta reali di Toyota e Honda o la seria ricerca sull’efficienza dei motori tradizionali (vedi Multiair, leggi Fiat).
Auguriamo alla BMW di non avere buttato anni di ricerche invano e le consigliamo di dedicarsi un po’ di più ai giardini zen e un po’ meno alla battaglia navale.

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